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mercoledì 28 settembre 2016

88 giorni a... quel che resta del Natale.

1 : commenti

Sono rimasto ad occhi spalancati quando, poco fa, ho visto i commessi di una nota catena internazionale di bricolage preparare... l’albero di Natale! E non ho potuto resistere a immortalarlo in queste due fotografie.

Ahinoi, con buona pace del calendario, ci siamo ormai assuefatti a trovare nei supermercati panettoni e pandori già ad ottobre, e uova e colombe di Pasqua, dove prima stavano panettoni e pandori, già a fine gennaio. Ma un abete addobbato in bella mostra già il 28 settembre è quanto mai off topic: stabilisce un nuovo record nel dilatare la vigilia della celebrazione da esso evocata
; evapora e banalizza ulteriormente quel poco senso che ancora sopravvive del Natale.

Un tempo questa festa era collegata al solstizio d'inverno, pur con un significato più spirituale che astronomico. Poi è entrata nella tradizione religiosa cristiana, come ricordo della Natività, e nella tradizione "nazionalpopolare", come occasione per riunire insieme le parentele intorno alle tavole imbandite. Oggigiorno appartiene soprattutto al Mercato dei beni di consumo e alle multinazionali che ne hanno fatto il testimonial più speciale dei loro prodotti. 
Eh sì, nel XXI secolo quel che resta del Natale - mediatico - è una festa multinazionalpopolare.

Comunque il Mercato ne sa sempre una più del diavolo. 
28 settembre: 88 giorni al 25 dicembre. 
Cioè 4 volte 22...

lunedì 12 settembre 2016

POPULISMO E POPOLO BUE

96 : commenti
Ho chiesto a Guglielmo Pepe il permesso di riunire, in un unico post, uno scambio di commenti che ha interessato la sua mailing list e un conseguente articolo. 

Ho voluto farlo perché credo che sia molto importante dare spazio e visibilità alle (poche) voci sagge che bucano la cortina della propaganda "di regime". Una propaganda che, salvo (poche) eccezioni, imperversa sui mass media, a partire da telegiornali, quotidiani nazionali on line e cartacei, opinionisti di parte ecc. 

Sì, il M5S è senz'altro una scommessa - lo sappiamo - ma una scommessa che - siamo in tanti a pensarlo - vale la pena fare, poiché è l'unica che mira a cambiare un Sistema piuttosto che riformarlo all'infinito: la forza dell'utopia vs l'accanimento terapeutico! Mi preoccupano, semmai, le scommesse portate avanti da chi governa la nazione e delle quali il popolo - ancora sovrano? - pare essere molto meno consapevole.

Buona fruizione.
Daniele Passerini

***

da Guglielmo Pepe
08/09/2016 ore 12:17
Vi giro questo video che vi consiglio di vedere per intero; poi traete pure le vostre conclusioni confrontando gli argomenti espressi da questa forza politica con quelli di chi si è assunto il compito di governare questo paese.
Guglielmo

da [omissis]
08/09/2016 ore 13:27
Francamente......
argomenti zero da ambedue i fronti
pura demagogia e populismo senza niente dentro
sono andati in piazza senza dire nulla di come vogliono risolvere i problemi di Roma
.....solo per riprendere le redini del popolo bue.....
sono uguali a Renzi....la sola differenza è la gestione dei mezzi di comunicazione
che squallore !!!!!
ma in Italia siamo davvero tutti cosi???
da Guglielmo Pepe
08/09/2016 ore 19:59
Francamente abbiamo due diversissimi modi di valutare il nulla. Potremmo quindi dire che quando Berlinguer pose come prioritaria la questione morale, parlasse del nulla e infatti nulla successe ma nessuno ebbe ed ha il coraggio di dire che parlava del nulla. Ma potrei fare moltissimi e ancora più autorevoli confronti di persone che hanno parlato del nulla come lo storico discorso di Martin Luther King o quello di Bob Kennedy che fecero poco prima di essere assassinati.
Il problema è se dobbiamo essere politici oppure ragionieri o se invece, come sempre, il problema si riduce non a cosa si dice, ma a chi le dice.
Dal dal basso della mia bovinità potrei dire moltissime altre cose sulla natura di questo fenomeno del quale i soloni della politica non ne hanno azzeccata nemmeno una e continuano a non capirne nulla, ma sono stanco di parlare del nulla.
Mi auguro invece che il video, che dura 52 minuti, sia stato visto solo in minima parte o forse per nulla, considerando la velocità con la quale è arrivata la risposta.
***

Dopo questo scambio è nato l'articolo che segue, inviato da Guglielmo ai suoi amici blogger. 

***

POPULISMO E POPOLO BUE
di Guglielmo Pepe


Vedo che oggi, più che nel recente passato si usa e si abusa di termini senza verificare se quei termini corrispondano veramente a ciò che si intende definire.

Innanzitutto tengo a precisare che definire il popolo, nel suo insieme, come una massa di buoi è una generalizzazione che rivela un atteggiamento elitario e cattedratico. Il popolo è tutto: stupido e geniale, egoista e solidale, gretto e aperto, altrimenti non si spiegherebbe perché assieme ai criminali speculatori, che sono molto più di quelli che appaiono, troviamo eserciti di volontari che danno l’anima per aiutare il prossimo. Questo oggi, a causa della tragedia del terremoto, risulta con maggiore evidenza.


Fatta questa banalissima ma necessaria premessa, vengo al problema politico.


Una parte della colta sinistra, in sintonia distonica con le attuali forze di governo che sono fiancheggiate da individui di ogni risma, accomuna il fenomeno della Lega a quello del M5S. Per un osservatore distratto e disattento le cose potrebbero apparire così, ma quell’osservatore distratto e disattento dovrebbe prima riflettere sulle ragioni della sua distrazione e disattenzione.


Prima di osservare e giudicare la natura della classe dirigente di un partito o di un movimento, cerchiamo di decifrare il linguaggio del corpo del popolo che è attratto da quella classe. Il linguaggio del corpo, per chi non lo sapesse, è una meta-comunicazione e per chi è capace di decifrarlo è una straordinaria fonte di informazioni.


Il popolo della Lega, basta osservare i raduni di Pontida, è formato da persone con una età media attorno ai 50 anni; persone che usano un linguaggio povero, rozzo e carico dei più indecenti luoghi comuni; persone sorrette da un forte sentimento di rancore verso coloro che rubano solo perché non sono loro a farlo. Ovviamente si tratta di una generalizzazione statistica che denuncia la sostanza del gruppo e non si permette di entrare nel giudizio dei singoli.


Dobbiamo quindi chiederci: perché quella popolazione ha queste caratteristiche? La risposta ce la fornisce la sua classe dirigente che, lavorando sul sottopancia delle persone, aggrega con facilità tutti coloro che vivono più di sottopancia che di cuore e cervello. In questo caso parlare di populismo è quanto mai appropriato, perché il collante di quel popolo è la difesa estrema di ogni più misero privilegio. Salvini, da un punto di vista politico, è un genio perché ha preso una lega massacrata dai suoi scandali e l’ha riportata a un livello che nessuno avrebbe mai immaginato, 
ma è anche evidente gli è stato dato uno spazio su tutti i media talmente vasto che una forza politica di pari estensione credo che non abbia mai avuto. Perché?


Osserviamo ora il popolo che riempie le piazze del M5S e vediamo che è formato prevalentemente da giovani con un’età media di 25/35 anni, vestiti in modo normale arrabbiati e sorridenti allo stesso tempo e pieni di sano entusiasmo perché qualcuno sta chiedendo loro di prendersi in mano la loro vita e solo se questo difficilissimo obiettivo sarà anche parzialmente raggiunto si potrà sperare in un reale, profondo e radicale cambiamento sociale 
verso una democrazia che vada oltre la sua forma.


Ora dobbiamo chiederci come mai c’è questa differenza somatica e culturale tra il popolo della Lega e quello del M5S? Evidentemente la classe dirigente del M5S è profondamente diversa e sta parlando ad un popolo più sano con messaggi più sani. Non basta essere giovani per cambiare le cose, e questo lo si capisce bene dall’età di Renzi e di Salvini che sono giovani, ma sono politici di lungo corso, quindi inevitabilmente legati alla mala politica che si fonda tutta sul compromesso. I compromessi sono sani e necessari quando si media tra diverse visioni del mondo, ma quando i compromessi si fanno sulla spartizione del bottino, allora qualunque compromesso diventa un crimine. Per demolire questa mia tesi bisogna dimostrare che non c’è differenza tra i compromessi fatti fra Togliatti e De Gasperi, quando si stilò la nostra costituzione (solo per prendere i punti ideologicamente più distanti) - e quelli tra Renzi e Verdini.

Esiste differenza tra populismo e popolarità ed è la stessa che c’è tra autoritarismo ed autorità, poi si può essere autoritari o autorevoli sulla cottura degli spaghetti e si può essere populisti o popolari in ambiti più elevati.


Vengo ora a meglio definire la giovane classe dirigente del M5S
, escludendo per il momento la figura di Grillo.  Sul palco di Nettuno hanno parlato giovani entusiasti che, fino a prova contraria, non vivono di politica, ma per la politica. Giovani che dicono cose fondamentalmente tutte giuste ma ognuno, pur seguendo una medesima linea, mostra di possedere una propria identità. Di Maio, Di Battista e Roberto Fico mostrano personalità chiaramente distinte. Vorrei, per far meglio capire ciò che intendo, che ci si ricordasse dei "delfini" di Pannella che sembravano tutti dei suoi cloni, stesso modo di parlare, stesse pause e stessi accenti, ma sappiamo che Pannella, pace all’anima sua, era uno straordinario narcisista, prima ancora di essere un politico, e magari ce ne fossero, all’interno della politica politicante, altri come lui.


Chi dice che in quella manifestazione si è parlato del nulla, frase che ovviamente non ha alcun senso, perché di cose se ne sono dette molte, e per evitare di rispondere a vuoti slogan, chiedo di entrare nel merito e di segnalarmi quali di quelle cose dette sono sbagliate o diseducative. Se vedo e ascolto Salvini ne trovo una marea, ma nei discorsi fatti a Nettuno, pronunciati tutti a braccio, non riesco a trovare affermazioni con le quali non sia in accordo e, non perché mi sia lasciato convincere da un insano fanatismo, ma perché le cose sentite sono cose che penso da molto tempo e molto prima che si formasse il M5S.

Ciò che trovo nuovo e di grande valore in questo movimento è proprio la classe dirigente che si sta formando: numerosa, dotata di un grande senso etico e grande spessore intellettuale in forte crescita e do a questa parola il suo originario significato e cioè: intellettuale è chi usa l’intelletto in modo creativo. Oggi questa parola, nel linguaggio comune ha assunto quasi un valore negativo perché si riferisce a persone che più che creare ripetono, più o meno bene, ciò che altri hanno pensato.


Ovviamente cerco di fare una fotografia del presente ben sapendo che ogni vero cambiamento politico e culturale subisce attacchi interni ed esterni ed è soggetto a corrompersi. Il potere è forse la droga più potente e lo è tanto più quanto più se ne è consapevoli. Di Battista solleva questo problema quando dice della tentazione che ha percepito entrando a far parte delle istituzioni che ti cuciono addosso un abito così elegante che ti fa dimenticare il corpo che riveste.


All’inizio ero contrariato delle numerose espulsioni di senatori e deputati del M5S, ma poi ho visto che fine hanno fatto: non solo non si sono dimessi dalla politica, ma ci sono entrati a capofitto non essendo più tenuti a mantenere la promessa di dimezzarsi lo stipendio e di non potersi candidare per più di due mandati. Se fossero stati sinceri, come a me sembrava all’inizio, avrebbero formato un 
gruppo politico portando avanti le loro convinzioni senza, tuttavia, rinunciare ai privilegi ottenuti e rispettando quelle regole minime e molto chiare per le quali sono stati eletti.


Oggi occorre essere molto rigidi sulla questione morale perché, più che in passato, rappresenta la condizione necessaria, ma non sufficiente, per far cambiare rotta 
al nostro paese che non si merita questa classe dirigente.


Grillo merita invece un’analisi a parte. Lui nasce come artista della comicità e questo valore, fino a quando non ha formato un movimento politico, forse a sua stessa insaputa, era da tutti riconosciuto. L’arte è una dote che difficilmente si può perdere. L’arte è quella capacità di avere e trasmettere una visione che va oltre la prigione delle parole e spesso va oltre lo stesso pensiero dell’artista; l’arte mostra un mondo utopico e vengo ad un esempio pratico perché l’ho vissuto sulla mia pelle.

Fino a non molto tempo fa ero, come moltissimi altri, non indignato, ma sicuramente contrariato dallo slogan di Grillo: Uno vale Uno. Pensavo che fosse una grande idiozia perché sappiamo tutti, e Grillo per primo, che la sua parola ha un peso che non può essere paragonato neppure a quello del suo più autorevole seguace. Poi scopro che in questa frase si nasconde un’utopia, cioè non si dice ciò che è, ma come sarebbe meglio che fosse. L’utopia è ciò che caratterizza gli artisti e i profeti: persone che riescono ad andare oltre il loro stesso pensiero lasciando liberi i loro fruitori di esprimere la loro creatività interpretativa.

Vengo ora a parlare della costante opera di disinformazione fatta dalla stragrande maggioranza dei media riflettendo su questo specifico avvenimento. Tutti i giornali, anche quelli più indipendenti, riportano la notizia che Grillo ha deciso che a Roma non si faranno le Olimpiadi. Allora mi chiedo, come tutte le persone dotate di un minimo di intelligenza, ma è Beppe Grillo il sindaco di Roma o Virgina Raggi? E sono preso da disappunto e sconforto. Poi rifletto su due cose, la prima meno importante è: forse che le altre forze politiche non entrano subdolamente e pesantemente sugli amministratori eletti con i voti dei loro partiti quando costoro non ne seguono le direttive? Il caso Marino docet. Ovviamente il malcostume di uno non giustifica il malcostume del suo antagonista, ma come cittadino preferisco vedere in modo chiaro quel “malcostume”.

La seconda cosa, ben più importante è: non è forse vero che Virgina Raggi è stata eletta dai romani con oltre il 67% dei consensi dopo aver chiaramente affermato che le Olimpiadi non erano affatto una priorità. A chi deve rispondere Raggi a Grillo che le ricorda questo, oppure alla cittadinanza romana?

Poi vado sul Blog di Grillo e scopro che un certo Elio Lannutti giornalista (per favore leggete su Wikipedia la sua biografia), ovviamente simpatizzante del M5S, fa un’approfondita analisi sui danni economici subiti dalle popolazioni che hanno ospitato le ultime manifestazioni olimpiche ed esprime la sua contrarietà. Quindi scopro che non solo Grillo non ha emesso editti sul fatto che a Roma non si debbano tenere le Olimpiadi, anche se conosciamo da sempre molto bene la sua posizione, ma non l’ha neppure scritto lui.

Mi chiedo e vi chiedo: se io, che vedo con simpatia questo movimento, sono continuamente depistato da una bieca e falsa informazione, come reagirà chi verso quel movimento è solo indifferente? Sono arrivato alla conclusione che qualcuno sta cercando con tutti i mezzi di innestare nel mio DNA il genoma di un bue e, poi, faccio questa ulteriore riflessione: avrei mai approfondito questi temi se non fossero state dette quelle fesserie? E capisco che anche “il male” può essere visto come “bene”, ma solo se “Uno vale Uno”.

Vi invito a riflettere su questa ultima questione. Se oggi non ci fosse il M5S, al voto forse si recherebbe meno del 50% dell’elettorato con grande aumento percentuale sia del governo che della sua fittizia opposizione e la dittatura della maggioranza sarebbe perfetta. Non è questo di per sè uno straordinario merito?

Di oggi è la notizia che la Spagna, pur senza alcun governo da oltre 8 mesi, ha un PIL con un incremento del 3%. Ciò significa che anche se Roma 
si perde ancora qualche mese per selezionare una classe di amministratori degna di questo ruolo, si troverebbe in una posizione migliore che se fosse mal governata.



PS. Faccio notare che il comune di Nettuno è governato dal 16 luglio 2016 dal M5S. Se questo movimento fosse così inesperto nel governare credete che i suoi cittadini non se ne sarebbero accorti e, invece di affollare una piazza (considerando che Nettuno è un comune di meno di 50.000 anime) non avrebbero lasciato Grillo da solo con i suoi fantocci?

domenica 28 agosto 2016

Assalam aleikum

81 : commenti
La pace sia con voi donne in burkini.

(post di Franco Sarbia)

Ho dedicato un po’ di tempo a un caro amico che stimo, per chiarire il mio pensiero sulla questione del burkini.

Caro amico, Tu virgoletti "dobbiamo rispettare la loro scelta" attribuendo a me una frase che non ho mai detto. Nel caso specifico non si tratta delle limitazioni che l'Islam imporrebbe alla libertà delle donne. Si tratta più precisamente della limitazione che noi, principalmente maschietti più o meno cristiani o atei di ogni tipo, imporremmo alla libertà delle donne musulmane impedendo loro di andare sulle nostre spiagge con il loro costume. In sostanza dicendo loro: «o mi mostri le tette o il bagno sulla mia spiaggia non lo fai». Se anche tutte lo facessero per imposizione dei loro padri o mariti (e non è così come spiegherò tra poco), la nostra pretesa sarebbe ancor più insopportabile: perché uniremmo al divieto maschilista dei loro uomini, di non spogliarsi in presenza di altri, l'imposizione altrettanto maschilista di spogliarsi a nostro piacimento, in nostra presenza. Il risultato della duplice oppressione sarebbe quello d’impedire alle donne arabe, persiane, palestinesi, nordafricane di recarsi in spiaggia con i loro bambini. E questo francamente dovrebbe fare inorridire ogni persona amante della libertà come fondamento dell'integrazione sociale. Perché la spiaggia è per legge uno dei pochi residui luoghi reali di socializzazione, e quindi d'integrazione, accessibile a tutti di diritto. 

Nel merito il costume che vorremmo vietare, “perché non ci piace", è una tuta composta da pantaloni e maglietta a mezza coscia, in tutto simile alle tute da ginnastica che ognuno di noi o ciascuna delle nostre compagne usa in casa o per andare al parco. La tuta è completata da una cuffia da bagno con velo che lascia scoperto il volto, funzionalmente identica alle nostre. A differenza del burkini, una muta da sub con maschera, ad esempio, non copre solo completamente il corpo ma anche il viso. Se nessuno s’è mai sognato di vietarla è perché non è dettata da motivazioni religiose. Se nessuno s’è mai azzardato di chiedere alle suore di fare in bagno in bikini è per rispetto del loro voto e del loro obbligo di non spogliarsi in pubblico, identico a quello delle donne islamiche derivante dal precetto di una diversa religione. E questo rende ancor più odiosa la privazione della libertà di fare il bagno, la ghettizzazione, nei confronti delle donne musulmane e dei loro bambini perché si tratta di una discriminazione razzista su base religiosa. 

Le donne arabe, che ho sentito in varie interviste, hanno detto che indossano il loro costume da bagno perché risponde meglio dei nostri al loro diverso senso del pudore. Liberi noi di pensare che mentano, ma io so che a rafforzare la loro scelta, quando è tale, è anche una ragione identitaria tanto più forte quanto più noi instiamo nel voler imporre loro la sostituzione dei loro costumi con i nostri: pure quando i loro non limitano in nessun modo la nostra libertà. Devo dirti, anche per il mio senso del pudore, assai più di chi cammina o fa il bagno vestito sulla spiaggia, m'imbarazzano le tette e i piselli al vento d'ogni varietà che spesso si vedono anche su spiagge non riservate ai nudisti. Non è una noia insopportabile e la tollero: mi basta volgere gli occhi da un'altra parte. Ma non è certo più tollerabile del burkini

In merito alla volontarietà tu dici: «stare con quel marito violento non è una sua scelta. È possibile che io non debba pormi il problema della "solitudine" della vittima? Il burka o i suoi derivati esprimono oggettivamente una condizione di subordinazione della donna musulmana». Quanto a violenza sulle donne credo che i maschi italiani, con il record di un femminicidio al giorno, non possano dare lezioni a nessuno. Poi però parli indistintamente di burka e suoi derivati come atti di violenza. Forse non lo fai per ignoranza ma il burkini nel suo etimo è una crasi tra burka e bikini. La sua ideatrice lo ha definito così in modo ironico, volendo significare la sua funzione "liberatrice" dei movimenti di sua nipote che non poteva giocare a beach netball (una pallacanestro femminile da spiaggia) con il chador: svolazzo che copre il corpo ma non il volto. Burkini e burka sono dunque termini antitetici, opprimente l'uno, liberatorio, sia pur relativamente, l'altro. Con il burka il volto è interamente coperto, inclusi gli occhi per mezzo di una griglia. Il suo obbligo è stato imposto da Al Qaeda alle donne afghane. Non ha nessun senso metterlo sullo stesso piano del hijab, semplice foulard che copre i capelli come quello che indossano le nostre donne in campagna o in chiesa. Se lo facciamo compiamo la stessa operazione dei "democristiani integralisti" quando accomunavano PCI e Brigate rosse. Così facendo ghettizziamo tutte le persone pacifiche ed oneste di fede e costumi islamici e li gettiamo nelle braccia dell'Isis. 

Ma quanto il foulard è una scelta e quanto un segno di oppressione? Giustamente chi pensa sia sempre un obbligo non si accontenta di chiederlo alle donne: perché pubblicamente, per compiacere i loro uomini o i loro capi spirituali, sosterrebbero che è una scelta anche se non è vero. Come sai io sono felice suocero di una ragazza persiana. Ho conosciuto la sua famiglia in Italia e a Teheran. La sua è una famiglia matriarcale. Sua madre ha un ruolo di regolatrice della vita della famiglia e dei parenti assai più rilevante del "patriarca". In Iran tutte le donne portano il velo in pubblico per convenzione obbligatoria. Non viene certo vissuto dalle donne come il principale problema della condizione femminile: è una forma di rispetto per gli altri “imposta", simile all'obbligo di mettere la cravatta per gli uomini che partecipano alle audizioni in parlamento. Le ragazze più disinibite portano i capelli raccolti sulla nuca. Il loro velo copre solo il "muccio" e lascia scoperto il resto della testa, sotto il foulard molte di loro portano una maglietta quasi trasparente, dei fusò, sottili come calze aderentissime, e minigonne mozzafiato. Ne ho viste molte esibire in tal modo le loro forme: rischiano qualche rimbrotto da parte delle religiose ma niente di più. Quando entrano in Moschea trovano, all'ingresso a disposizione di tutti, il chador, velo che scende fino alle caviglie: obbligatorio solo nel tempio. 

Per sapere quanto siano una scelta i diversi "costumi", obbligatori o meno, e quanto un'imposizione, occorre partecipare alla vita privata delle famiglie. In casa nessun velo è obbligatorio e circa il 70% delle donne lo toglie. La mia consuocera, le sue figlie e molte sue nipoti, per esempio, lo tolgono e quando incontrano un uomo di famiglia o un amico lo abbracciano e lo baciano come facciamo noi. Circa il 25% tengono un velo, più meno civettuolo anche in casa; in genere salutano dando la mano anche agli uomini, ma non gradiscono un contatto più ravvicinato. Una piccola minoranza indossa il chador anche in famiglia. Sono considerate dalla famiglia stessa "religiose" alla stregua delle nostre suore. Tipicamente salutano come tutte con "Assalam aleikum", la pace sia con voi, e un inchino senza alcun contatto con l'uomo. Non ho visto nessuna donna iraniana con il burka o il niqab: velo che copre naso e bocca lasciando liberi gli occhiQuesto devi sapere però: anche gran parte delle donne che in casa tolgono il velo, in pubblico lo portano con fierezza come un segno identitario di tipo religioso, e per alcune nazionalistico. 

In Iran, in particolare, è ritenuta odiosa dalle donne la pretesa tipicamente yankee di vestirle all’americana. Sicché tanto più insistiamo nel voler uniformare la loro cultura alla nostra, tanto più otteniamo l'effetto contrario, perché ogni volta che immaginiamo l'integrazione come omologazione calpestiamo l'altrui identità. La ragione dell'ostilità è forsanche ideologica ma non è solo strumentale. Negli anni '80 gli americani hanno istigato Saddam ad aggredire il regime a loro "sgradito" dell'Iran, fornendogli bombe e armi chimiche con le quali ha ammazzato 1.000.000 (un milione) di giovani Iraniani. I Persiani sanno benissimo che le guerre americane con l’esportazione della democrazia e della libertà non c'entrano nulla. In Afghanistan, Iran, Iraq, Siria, Libia le hanno scatenate per destabilizzare i regimi che non facevano i loro interessi. D'altro canto si guardano bene dal dichiarare guerra al loro fedele amico governo dell'Arabia Saudita: dittatura che è la massima espressione dell'oppressione femminile nel mondo, e finanziatrice dell'Isis. Sostengono, corrompono e finanziano le dittature più feroci contro i governi democraticamente eletti. Lo hanno fatto in Cile, Argentina, Uruguay, Brasile, Centro America, Filippine, Vicino Oriente. Ma ancor prima, assieme agli Inglesi, lo hanno fatto proprio in Iran finanziando, nel 1953, il golpe liberticida contro il laico, pacifico e democratico Mohammad Mossadeg, semplicemente perché non faceva i loro interessi contro quelli del suo popolo. Per questo purtroppo la maggior parte delle donne che indossano il velo in pubblico con orgoglio lo fanno per distinguere i loro costumi da quelli che loro considerano barbari assassini, ribaltando su di loro a ragion veduta la reputazione che essi attribuiscono al mondo islamico. 

Ma secondo te, è una scelta di libertà il corpo nudo delle donne: tette e culi, esibiti come al circo ad ogni ora su tutti gli schermi e ovunque ci sia qualcosa da vendere? La nudità è anch'essa un costume che ahimè induce a trascurare l'interiorità delle donne come persone a favore dell’apparenza. È un costume tutt’altro che egualitario, perché causa la discriminazione sulla base dell’estetica anziché dei valori di umanità. Per questo dobbiamo sempre considerare la diversità come una ricchezza. In questo caso come un'occasione che l'incontro con altre civiltà ci aiuti a valorizzare l'altrui identità ed a riscoprire valori morali e di rispetto del corpo delle donne che noi abbiamo dimenticato e che, francamente, opportunamente mitigati, metabolizzati e adeguati alla nostra cultura potrebbero costituire un correttivo contro la decadenza dei nostri costumi. Con questo sono certo di aver definitivamente rotto con tutti coloro che ritengono l’Islam solo fonte di ogni male, ma non me ne importa nulla. Perché so che il motivo della loro irragionevole avversione all’innocente burkini è dovuta soprattutto all’aver toccato il nervo scoperto della mercificazione del corpo delle donne, come un qualsiasi prodotto usa e getta sul quale si fonda la società dei consumi. 

Valdengo, 23 Agosto 2016

giovedì 25 agosto 2016

Rovine d'acciaio

15 : commenti
(Post di Franco Sarbia)

Travi e scale d'acciaio svergolate e abbattute come fossero di cartone. C'è qualcosa che non quadra nel disastro causato da questo terremoto a borghi medievali che per centinaia di anni avevano superato movimenti sismici non meno severi, in questa zona ad alto rischio. I locali delle case medievali, si sa, avevano dimensioni limitate dalla lunghezza delle travi di legno ricavate dalla base di tronchi di alberi ad alto fusto: raramente superiori ai 4 metri. Le moderne ristrutturazioni spesso hanno ricavato locali più ampi sostituendo le pareti con travi d'acciaio, hanno realizzato piani rialzati, superfetazioni, sovraccaricando le strutture antiche con cemento armato e putrelle. L'uso sciagurato di acciaio sconsideratamente combinato con materiali naturali sembra servire a consolidare le case antiche ma in realtà ha effetti devastanti. Il movimento sismico lo fa entrare in risonanza e le lunghe putrelle, oscillando, tirano giù tutta la casa. In caso d'incendio, mentre le travi di legno consumano lentamente e lasciano il tempo di fuggire prima del crollo, quelle d'acciaio si dilatano e svergolano immediatamente al calore facendo crollare tutto. 
Perché lo Stato, le Regioni, i Comuni, non contribuiscono a finanziare e ad applicare sgravi fiscali solo per interventi di restauro e consolidamento delle case storiche, progettati secondo standard antisismici e basati sulla compatibilità con le tecniche e i materiali naturali con i quali sono state edificate? Oltre a salvaguardare il patrimonio storico, architettonico e culturale il programma avrebbe lo scopo di prevenire i crolli con costi distribuiti nel tempo assai inferiori rispetto a quelli della ricostruzione o dell'abbandono dei borghi e delle città devastate. Ripartiamo dal recupero del patrimonio culturale. Non si tratta di speculare sulle responsabilità del passato: gli effetti catastrofici del terremoto rivelano la decadenza delle fondamenta sane della nostra civiltà. Fermiamola!

Valdengo, 25 agosto 2016

mercoledì 17 agosto 2016

AAA Absolute Aeolic Amarcord!

38 : commenti
Mi dicono siano tornati di tutta attualità i primi due degli otto articoli che quattro estati e qualche mese fa scrissi per L'Indro... 

***

Kitegen, la nuova energia vola (L'Indro, 23 maggio 2012)

Il primo 'aquilone' italiano che trasforma il vento in elettricità funziona per azionariato popolare
di Daniele Passerini

[...] in sordina, è arrivato un annuncio importante: il KiteGen, nuovo e rivoluzionario metodo di sfruttare il vento d’alta quota per produrre energia rinnovabile, ormai vola. È successo il 13 maggio scorso, a una decina d’anni dall’idea dell’ingMassimo Ippolito, nel corso di un Open-Day, evento organizzato per permettere a curiosi, soci, possibili futuri investitori, di conoscere da vicino lo stato di avanzamento del progetto, sia per presentare le attività di supporto di SOTER srl (Società per la Transizione alle Energie Rinnovabili), che ha aperto un gruppo su Yahoo cui possono accedere i soci di WOW spa. Infatti per diventare socio e contribuire alla buona riuscita del progetto KiteGen è stata costituita la prima holding al mondo attiva nell’eolico aereo: WOW (Wind Operations Worldwide)!
In seno al forum specialistico EnergeticAmbiente e all’associazione EnergoClub Onlus si è discusso per molti anni su come realizzare una sorta di azionariato popolare che permettesse a chiunque di finanziare e controllare progetti innovativi nel campo delle rinnovabili, senza esiti concreti. Ora, miracolo della scienza, col KiteGen qualcuno sembrerebbe esserci riuscito: il progetto dell’ing. Ippolito, oltre a essere di per sé rivoluzionario, sposa un altrettanto innovativo sistema di finanziamento, l’azionariato popolare tramite una società creata appositamente, la WOW spa, che grazie alle sue controllate, WOW inc negli USA e NOKE srl (Not Only Karma Energy), ha già ramificato un network mondiale di società impegnate nell’avvento delle nuove macchine eoliche volanti.
Azionista di maggioranza di WOW è la Michael Gerson ltd con sede a Londra, 2 Downland CloseBarnet N20 9LB, che con 4.278 azioni ordinarie (valore nominale di 427.780 euro) dà garanzia e credibilità all’intero progetto.
Tra i soci di WOW ci sono nomi di spicco dell’ambiente accademico italiano, a riprova di quanto promettente sia il KiteGen e soprattutto della sua fattibilità tecnica e teorica, ipotizzata prima della realizzazione di prototipi funzionanti e condivisa ai più alti vertici scientifici. Il professor Ugo Bardi è un esempio emblematico: ordinario di chimica all’Università di Firenze, blogger molto attivo nell’ambito delle rinnovabili (ex Presidente di ASPO Italia, Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio), grande cacciatore di bufale e truffe scientifiche, possiede a oggi 250 azioni della WOW, non poche. Anche se Bardi non fa troppa pubblicità a questo progetto, possiamo leggere nel suo blog (il 27/11/10, il 19/12/10 e il 19/05/12) e in altri siti in lingua inglese (il 07/07/09 e il 14/07/09), alcuni suoi articoli molto interessanti sulla storia del KiteGenfra i commenti dei suoi lettori si trovano molte indicazioni utili per avvicinarci a questa tecnologia, capire come e su quali principi funziona e convincerci, perché no, a investire due soldini che in futuro potrebbero dare molte soddisfazioni.
Anche il Dottor Luca Pardi, Presidente di ASPO Italia, è azionista di WOW (80 azioni). Idem dicasi per il ricercatore astrofisico Gianni Comoretto (50 azioni) dell’Osservatorio Astronomico di Arcetri che, come molti sannocollabora col CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale). Pure queste presenze ci fanno ben sperare in un investimento solido, qualora decidessimo d’aderire alla raccolta fondi in atto.
Infine, all’interno di WOW il Partito Radicale, è ben rappresentato, sia nel CdA, sia tra i soci, probabilmente perché l’ing. Ippolito ne è simpatizzante e ha promosso il suo progetto nell’area politica d’appartenenza.
Abbiamo quindi 3 miracoli scientifici: una tecnologia rivoluzionaria, il primo azionariato popolare abbinato a essa, il primo encomiabile coinvolgimento politico, sociale e diretto di un partito, tramite i rappresentanti di alcune sue associazioni, in una rivoluzione tecnologica d’importanza strategica. Wow, da non crederci!

La ‘guerra aerea’ per l’eolico (L'Indro, 30 maggio 2012)

Ovunque nel mondo si sperimentano sistemi per ricavare elettricità dai venti della troposfera. E in Italia?
di Daniele Passerini

Ripartiamo dal KiteGen, il sistema italiano ad “aquilone” per ricavare energia pulita dal vento d’alta quota. Subito una precisazione su quanto scritto una settima fa: WOW spa non è più la società espressamente designata alla raccolta di capitali in favore del KiteGen, tale ruolo adesso è svolto da SOTER srlPoi un passo indietro per fare chiarezza sulle varie società che ruotano attorno al progetto KiteGen: alla base di tutte c’è la Sequoia Automation srl, nata nel ’97 come Sequoia snc di Massimo Ippolito, padre del KiteGen e tutt’ora socio di maggioranza con una quota del 90% del capitale. Amministratore unico è Riccardo Renna.
C’è poi la KGR srl (Kite Gen Research), società detentrice delle proprietà intellettuali (brevetti, marchi ecc.) del KiteGenL’Ingegner Massimo Ippolito è presidente del CdA e, anche in questo caso, socio di maggioranza (62,6%). Gli altri soci sono Franco Taddei, docente d’Ingegneria Meccanica (11,7%), Guido Ferretti, tesoriere dell’Associazione Radicale Rientrodolce (2,8%), l’ormai nota WOW spa (2,4%) e infine SOTER srl (20,5%).
Attività a parte, KGR spende centinaia di migliaia d’euro all’anno solo per tutelare le proprietà intellettuali del KiteGen. Non potendo sostenersi coi capitali dei soci fondatori, mentre prima si appoggiava all’azionariato diffuso di WOW, adesso KGR si appoggia in primis alla SOTER srlappositamente costituita a ottobre 2011: in occasione di aumenti di capitale, SOTER acquisisce quote di KGR apportandovi liquidità. Amministratore unico della SOTER è Guido Ferretti. Al 9 maggio scorso risultavano ancora due unici soci, lo stesso Ferretti e Ippolito; dopo l’Open-day del 13 maggio scorso, in cui SOTER si è ufficialmente presentata, i soci sono già quasi cinquanta.
Ascoltare la storia del KiteGen raccontata dallo stesso Ing. Ippolito (in questa video-intervista: parte 1 e parte 2) dà un’idea della determinazione e del carisma che quest’uomo ha profuso nel trasformare un’utopia in una realtà in avanzata fase di sviluppo. Il KiteGen non è solo una tecnologia, è anche una visione per il nostro futuro e, come sempre accade in queste circostanze, ha aperto la strada a molti competitori e future guerre brevettuali.
All’inizio del 2011, su uno dei suoi blog, il Prof. Ugo Bardi scriveva ancora: “…WOW (un nome, un programma) ovvero “Wind Operations Worldwide,” una ditta dedicata allo sviluppo dell’eolico di alta quota e – in particolare – del Kitegen”; ora sappiamo che non è più esattamente così. In questo momento chi sottoscrive l’aumento di capitale che WOW spa pubblicizza sul suo sito, salvo non richieda un vincolo di destinazione esclusiva per il KiteGen, non finanzia più lo sviluppo del progetto di Massimo Ippolito (se non marginalmente, per quel 2,4% di partecipazione che al momento WOW ha in KGR), ma più che altro quello di varie altre tecnologie volte a ricavare energia dal vento della troposfera. Parliamo di società quali EnerKìte e SkySails in Germania, Ampyx Power in Olanda, Makani Power (finanziata anche da Google e DOE), WindliftAltaerosEnergiesJoby Energy in USA, oppure, in Italia, la KITEnrg di Mario Milanese, professore di Controlli Automatici al Politecnico di Torino, che prima collaborava al KiteGen con Ippolito.
Insomma, è in corso una ‘guerra’ per lo sfruttamento dell’energia eolica d’alta quota che coinvolge centinaia di aziende, università e istituti di ricerca di tutto il mondo, sia usando vele o aquiloni simili al KiteGen (generazione d’energia a terra), sia usando turbine o alianti vincolati da cavi (generazione d’energia in aria), che quasi ricordano le macchine volanti che si sfidavano a duello durante la prima guerra mondiale. [...]
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