Siamo appassionati d’Amore onestà spiritualità arte poesia politica democrazia sostenibilità tecnologia green-energy cold-fusion LENR medicina alternativa cambi di paradigma rivoluzioni scientifiche criptoarcheologia e “tante cose infinite, ancor non nominate”. Siamo uno specchio capovolto della realtà, fuori c’è il patriarcato qui una "società gilanica", fuori c’è il petrolio qui siamo pro E-Cat: per previsioni sull’esterno invertite (quasi) sempre i risultati dei nostri sondaggi interni!

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giovedì 31 dicembre 2009

Happy New Year

8 : commenti
Ho appena postato su un bellissimo blog di cui sono indegno collaboratore (indegno perché trovo troppo poco tempo per collaborare) un proverbio perugino che - coi tempi che corrono - vale pure come augurio sui generis per questo Capodanno:
ha magnèto 'l terzo magnerà anco 'l quarto
Lunga vita alla saggezza e alle tradizioni popolari! Ben venga la "digitalizzazione globale" se servirà a conservarcele per il futuro. Buon anno a tutti da Ventidue passi d'amore e dintorni. P.S. Visto che non c'è due senza tre, mi chiedo cosa m'inventerò per avere un terzo post consecutivo il cui titolo inizia con HAPPY... Boh, ci penserò l'anno nuovo. Comunque questa coincidenza - capitata senza averlo voluto - suona già di per sè un ottimo auspicio per il 2010!
Nella foto un tipico dolce umbro, il torciglione, che staserà non mancherà su molte tavolate

Happy Nappy

0 : commenti
A fine novembre accennai (qui) ad un'iniziativa partita dal mondo no-profit di Assisi per produrre in Umbria i pannolini lavabili o ecologici o eco-pannolini che dir si voglia. Bene, sono felicissimo di potere annunciare che il sogno sta diventando realtà. Vi presento Happy Nappy!

mercoledì 30 dicembre 2009

Vergogna Italia

0 : commenti
L'episodio verificatosi domenica scorsa sull'Eurostar Bari-Roma, raccontato con dovizia di particolari nell'articolo che riporto integralmente qui sotto, mi ha fatto rabbrividire. Non voglio giudicare il comportamento del controllore del treno, "una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile" che pare incarnare perfettamente lo spirito falso-efficentista e spesso disumano dei nostri tempi. Di certo la formazione che ha ricevuto dal suo datore di lavoro (Ferrovie dello Stato - Trenitalia) non contemplava (e sarebbe gravissimo) la possibilità di allargare le maglie di un regolamento alle esigenze di un portatore di handicap. Lo ha al contrario applicato alla lettera. L'esecuzione di leggi, regolamenti e procedure dovrebbe essere sempre affidata a persone (debitamente formate), non ad automi, proprio perché è necessario usare anche compassione e buon senso nell'interpretazione di una norma. Se un essere umano si comporta come una macchina senza sentimenti, tanto vale mettere un robot al suo posto. Mi auguro che Tenitalia, riveda velocemente le sue procedure e preveda delle sane eccezioni per le cosiddette "categorie protette". Che diventi una azienda umana piuttosto che un leviatano burocratico. Però parliamo della stessa società che non rimborsa i biglietti se non per ritardi superiori ad un'ora (in Spagna bastano pochi minuti) e che in caso di avversità meteo chiede ai passeggeri di portarsi panini e coperte. E allora forse i conti tornano. La morale amara è che in questa Italia dei SUV, dei telefonini e della TV digitale, essere diversi, immigrati, poveri, disabili, handicappati, sta diventando una colpa; che troppo pochi cittadini se ne sdegnano (e questa è una vergogna nella vergogna); che alta velocità fa rima con alta inciviltà. P.S. Possibile che i passeggeri del vagone non abbiano pensato a fare una colletta tra loro per pagare il sovrapprezzo del biglietto incriminato? Privo di biglietto perché impossibilitato a farlo mostra i soldi al controllore. Ma viene costretto a scendere dalla polizia ferroviaria Quel ragazzo senza braccia sul treno dell'indifferenza di Shulim Vogelmann (...) È domenica 27 dicembre. Eurostar Bari-Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po' tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia. Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. È salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. Profondi respiri per calmare i battiti del cuore. Avrà massimo trent'anni. Si parte. Poco prima della stazione di (...) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: "No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap". Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l'umiliazione ripete "Handicap, handicap". I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato. La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no. Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po' più di compassione. Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c'entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia "deposizione", il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. "Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?" chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: "C'è l'assistenza". "Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service" ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l'andata l'Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. "E lo sa perché?" ho concluso. "Perché quelle persone le braccia ce l'avevano...". Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l'evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap. La risposta del capotreno è pronta: "Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!". E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (...). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell'espressione del viso o nell'incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: "Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare". Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, però senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante. Il giovane disabile, totalmente in balia degli eventi, ormai non tenta più di parlare, ma probabilmente capisce che gli sarà consentito proseguire il viaggio nel vagone ristorante e allora sollevato, con l'impeto di chi è scampato a un pericolo, di chi vede svanire la minaccia, si piega in avanti e bacia la mano del capotreno. Epilogo della storia. Fatto scendere il disabile dal treno, prima che la polizia abbandoni il vagone, la ragazza controllore chiede ai poliziotti di annotarsi le mie generalità. Meravigliato, le chiedo per quale motivo. "Perché mi hai offesa". "Ti ho forse detto parolacce? Ti ho impedito di fare il tuo lavoro?" le domando sempre più incredulo. Risposta: "Mi hai detto che sono maleducata". Mi alzo e prendo la patente. Mentre un poliziotto si annota i miei dati su un foglio chiedo alla ragazza di dirmi il suo nome per sapere con chi ho avuto il piacere di interloquire. Lei, dopo un attimo di disorientamento, con tono soddisfatto, mi risponde che non è tenuta a dare i propri dati e mi dice che se voglio posso annotarmi il numero del treno.
Allora chiedo un riferimento ai poliziotti e anche loro si rifiutano e mi consigliano di segnarmi semplicemente: Polizia ferroviaria di (...). Avrei naturalmente voluto dire molte cose, ma la signora seduta accanto a me mi sussurra di non dire niente, e io decido di seguire il consiglio rimettendomi a sedere. Poliziotti e controllori abbandonano il vagone e il treno riparte. Le parole della mia vicina di posto sono state le uniche parole di solidarietà che ho sentito in tutta questa brutta storia. Per il resto, sono rimasti tutti fermi, in silenzio, a osservare.

martedì 29 dicembre 2009

Walking after you

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Per questa canzone provai amore al primo ascolto, una decina di anni fa. Fu l'occasione in cui scoprii i Foo Fighters e il loro leader Dave Grohl, grande musicista alternative-rock-grunge, ex batterista degli irripetibili Nirvana, infine fantastica voce e chitarra dei Foo Fighters. Walking after you è un pezzo notevole sia a livello compositivo e d'arrangiamento, sia per il testo, in verità un po' ambiguo perché potrebbe riferirsi sia allo struggimento di un innamorato abbandonato, sia all'ossessione di uno stalker... a voi la scelta. Comunque sia una canzone di passione e tormento. Ho scelto questa esecuzione live (dallo show americano di Letterman) perché è incorporabile nel blog, non certo per l'audio, ahimè di bassa qualità. Per apprezzare meglio la canzone sentila a questo link, gustandovi anche il suggestivo video originale in HD. LA TUA OMBRA
Stanotte mi sono ingarbugliato nella mia coltre di nubi Sognando ad alta voce Le cose non vanno proprio senza te, è un dato di fatto Non ti mollo, non ti mollo, non ti mollo Se tu accettassi di arrenderti, rinuncerei a qualcosa di più Non eri adorata? Non posso stare senza di te, è un dato di fatto Non ti mollo Se tu mi abbandoni, sarò la tua ombra Se tu mi abbandoni, sarò la tua ombra Un altro cuore è spezzato in due, non ti mollo Non posso stare senza te, è un dato di fatto Non ti mollo, non ti mollo, non ti mollo Se mi abbandoni, sarò la tua ombra Se mi abbandoni, sarò la tua ombra Se mi abbandoni, sarò la tua ombra Un altro cuore è spezzato in due, non ti mollo
N.B. Ho tradotto il testo liberamente, ad esempio espressioni come "I'm on your back" e "I'm walking after you" letteralmente significano "sto alle tue spalle" e "camminerò dopo di te", ho preferito renderle con "non ti mollo" e "sarò la tua ombra".
WALKING AFTER YOU Tonight I'm tangled in my blanket of clouds Dreaming aloud Things just won't do without you, matter of fact I'm on your back, I'm on your back, I'm on your back If you'd accept surrender, I'll give up some more Weren't you adored I cannot be without you, matter of fact I'm on your back If you walk out on me, I'm walking after you If you walk out on me, I'm walking after you Another heart is cracked in two, I'm on your back I cannot be without you, matter of fact I'm on your back, I'm on your back, I'm on your back If you walk out on me, I'm walking after you If you walk out on me, I'm walking after you If you walk out on me, I'm walking after you Another heart is cracked in two, I'm on your back

Quel che più manca è la vera "ricchezza"?

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Come ho scritto da poco (Il Natale è un germoglio di Primavera), ho sempre considerato i giorni che vanno dal solstizio d'inverno al capodanno un momento propizio alla consapevolezza e a piantare propositi e semi per l'anno nuovo. Del resto un'amica mi ha fatto notare che un anno fa, in occasione della salita in Cielo di Eluana Englaro, spiegai che il segno del Capricorno, la cui energia permea queste settimane, ha la simbologia di una vera e propria "porta" che connette Terra e Cielo. Forse abbuffate, tombolate e giochi, sono un trucco demoniaco per remare contro questa possibilità di apertura e crescita.
Veniamo a quello a cui sto pensando da un po' di giorni. Ogni anno che passa mi trovo faccia a faccia coi limiti sempre meno vasti della mia memoria. Incontro spesso persone che mi riconoscono e che io non riconosco. Gli amici mi raccontano per filo e per segno cose che ho fatto, detto e scritto, ma che io non ricordo. E in tutto ciò mi resta la sensazione strana che il ricordo in effetti c'era e ora è scomparso, come sfogliassi un libro a cui molte pagine sono state strappate e mi restassero, visibili, soltanto i loro lembi, strappati a filo della rilegatura. Sin da adolescente notavo come i miei compagni di scuola si portassero dietro una "storia personale" di anno in anno più voluminosa e io soprattutto un presente: un po' la differenza che c'è tra un libro e una canzone, o tra un rotolo di carta che spira su spira diventa sempre più voluminoso e un disco che resta in dimensione sempre uguale a se stesso. E questo spiega perché quando conosco qualcuno mi trovo sempre un po' spiazzato a rispondere alle domande su di me, mentre molto più volentieri ascolto le sue esperienze di vita. Perché per me è importantissimo scrivere: mi serve a conservare ricordi che altrimenti perderei per sempre. Perché ogni volta che prendo la chitarra in mano è come se dovessi imparare a suonarla da capo: solo alcune partiture sono sempre a portata di esecuzione delle mie dita, tante altre che sapevo suonare benissimo sono completamente obliate. Perché anche se canto una canzone centinaia di volte, continuo a dimenticarne le parole se non ho lo spartito sotto gli occhi. Siccome parto dal presupposto (o se volete dalla consolazione) che ogni "handicap" cela la contropartita di un dono - come Steveland Hardaway Judkins, nato cieco, che sin da bambino diventa il grande musicista Steve Wonder - mi chiedo in cosa possa aiutarmi a vivere il fatto di essere così poco zavorrato di memoria. Se dimenticassi solo le cose spiacevoli sarebbe fantastico, ma scordo in uguale misura i ricordi belli e quelli brutti. E spesso, essendo la scia che mi lascio alle spalle così poco persistente nei miei ricordi, io stesso devo fermarmi un attimo a ricordarmi chi sono, cosa desidero, cosa cerco. Per me è facile, persino troppo facile, far tacere la mente. Da quando l'ho capito mi aspetterei che libero del rumore di fondo dei pensieri possa udire qualcosa di più sottile e lontano. Va bene, qualche poesia è arrivata così, ma troppe poche. Insomma se sulla carta, avere pochi pensieri potrebbe essere un vantaggio, a livello di vita quotidiana, sociale e lavorativa, finora non mi ha aiutato per nulla, anzi mi complica sempre più ogni mia attività. Se dovessi chiedere al 2010 una sola cosa, ancora più dell'amore, chiederei di trovare una strada in cui quel che più manca è la vera "ricchezza". Tutto il resto conseguirebbe.

venerdì 25 dicembre 2009

Quella piccola luce che vedi all'orizzonte

0 : commenti
Tutti possiamo essere perdonati, la Redenzione è sempre possibile. Il testo che segue, scritto da Alfredo Sole, ergastolano nel carcere Opera di Milano, è pieno di verità e dà veramente da riflettere. A maggior ragione nel giorno di Natale. Possibile che nel III millennio non siamo ancora riusciti a inventare qualcosa meglio di carcere ed ergastolo per "rieducare" i rei e "difendere" la società dai loro "errori"?
Sogno o realtà
- Chi sei? Perché mi guardi con occhi famelici? - Mi dispiace ma questi sono i miei occhi! - Io ti conosco! - Certo! Vivi dentro il mio nulla da molto tempo. - Cosa dici! È una frase senza senso. - Oh! senza senso dici? Beh, allora mi conosci! - Continuo a non capire, forse sto sognando e si sa che i sogni possono non avere senso. - Ti sbagli! Sì che stai sognando! Ma questo è un sogno speciale! - È strano! Ti vedo benissimo ma è tutto buio intorno a te. Sì, ho la sensazione di conoscerti ma non riesco... non riesco a... - Tutto al suo tempo... presto capirai. - Sei la morte! - No! ma non sono neanche la vita. - Allora cosa sei? - Qualcosa di peggiore della morte! La morte è solo un attimo, io duro nel tempo. - Mi fai paura! - Buon per te, solo chi ha paura può comprendermi. Io sono colui che tutto spegne. Mi nutro della disperazione altrui. - Da me non puoi prendere nulla! Vivo una vita non vita, è vero! Ma non ti permetterò di farmi del male! - Illuso! Io ho già preso da te e continuo a prendere, sto succhiando il tuo essere e continuerò finché di te non rimarrà che un contenitore vuoto! Non hai scampo! Sei già dentro il mio stomaco. - Perché mi fai questo, chi sei? - Io sono ciò che voi avete creato, un famelico contenitore di anime vive, per poter saziare la mia fame mi servo dell'illusione. Tu credi che quella piccola luce che vedi all'orizzonte sia la breccia per uscire dal mio nulla, una piccola illusione, quanto basta per tenerti in vita, da morto non mi serviresti. - No! non ti credo! Quella piccola luce è vera! Io posso raggiungerla, lo so, è lontana ma posso farcela! - Quella luce è creata da me, una falsa speranza per tenerti in vita. Arriverà il giorno che ti vomiterò fuori dal mio nulla, ma solo dopo averti succhiato l'esistenza. - Adesso capisco, adesso si chi sei! Perché sei venuto da me, perché tanta crudeltà nel dirmi queste cose? - Non mi basta più solo nutrirmi, voglio anche divertirmi e il vederti terrorizzato, senza speranza, afflitto, mi rende fiero di me stesso. - Questo sogno finirà, domani ricorderò di te, rammenterò le tue parole, la tua crudeltà, il tuo inganno. Ti priverò di me, non sarò più né il tuo nutrimento né il tuo divertimento. - Dici così tutte le notti ma domani sarà...domani! - Che sogno! Beh, più che un sogno è stato un incubo! Ho quasi creduto di dialogare con il carcere fatto persona. Mi è rimasto soltanto un senso di vuoto! Non ricordo, sta scomparendo tutto. Meglio accendere la TV magari questa strana sensazione scompare. Stanno parlando di carcere sentiamo cosa dicono... Sì, ha ragione quello, il carcere deve servire per rieducare. Parlano dell'art. 27 della Costituzione! Che belle parole... Sì, devono farmi forza, c'è sempre una speranza. Quella piccola luce che vedo all'orizzonte riuscirò a raggiungerla, ci vorrà tempo ma ce la farò! Però, che brutta sensazione che ho addosso stamattina, chissà perché? Eppure stanotte ho dormito come un angioletto...
LINK: Per saperne di più su Alfredo Sole Per leggere i suoi scritti Per scrivergli

giovedì 24 dicembre 2009

Il Natale è un germoglio di Primavera

3 : commenti
Foriero del Natale di lì a pochi giorni, il Solstizio del 21 dicembre non può non affascinare: le giornate prendono ad allungarsi proprio quando inizia la stagione più fredda. Dunque l'Inverno è un incompreso germoglio di Primavera.
Allo stesso modo l'energia Cristica (o come preferite chiamarla) si è incarnata in Terra nel momento più buio dell'umanità, per farvi ricrescere la Luce...
Sì, il Natale è un germoglio di Primavera.
a tutti un Felice Natale innumerevoli rinascite e decadi più luminose degli 'anni zero'

A mia figlia

1 : commenti
Cara Arianna, fa uno strano effetto scoprire che visiti il mio blog...
Non so perché - capisco che è stato stupido da parte mia - ma non avevo mai considerato questa eventualità. Eppure era inevitabile che succedesse prima o poi. E oramai cominci a essere grande! La consapevolezza che puoi leggermi cambierà il mio modo di propormi e scrivere su questo spazio? Non credo proprio. Qui ho solo parlato di cose che ritenevo potessero essere esposte pubblicamente e dunque di nulla da tenerti nascosto. Quanto al tuo confortarmi circa il "seguire l'istinto". Sì, meglio seguirlo che non seguirlo, però non è garanzia di fare la cosa giusta. Rischiamo sempre, la vita funziona così. Del resto che gusto ci sarebbe se avessimo sempre la certezza della scelta migliore!
:-) Ti ricordi questa foto? Pensa che fortuna gli animali (non quelli in gabbia però): seguono l'istinto e punto. Senza chiedersi se fanno bene o male. Molto molto zen! Gli auguri di Natale ce li scambiamo di persona ovviamente...
con amore
il tuo papà
P.S. Lo so che saresti felicissima se m'innamorassi nuovamente. E lo so quanto mi vuoi bene, non meno di quanto ne voglio a te!

venerdì 18 dicembre 2009

Luna e bontà a tutti!

7 : commenti
Neonata blu Luna e bontà Buon Natale
Non resisto proprio a giocare con lettere e parole. Eccomi così ad anagrammare perfino le dieci lettere di Buon Natale, per farvi un augurio originale e dimostrare una volta di più come in ogni cosa se ne nascondano molte altre, inaspettate. P.S. Ci sarebbero pure "un talebano" "banale? tu?? no!" "la nota nube" "l'autobenna" ecc.

lunedì 14 dicembre 2009

Sulla Colpa e il Castigo

3 : commenti
Da un libro che amo e che mi accompagna, Il Profeta di G. Kahil Gibran (1883-1931), Biblioteca Universale Rizzoli.
Allora un giudice della città si fece avanti e disse: Parlaci della Colpa e del Castigo. E lui rispose dicendo: È quando il vostro spirito vaga nel vento, Che soli e incauti commettete una colpa verso gli altri e quindi verso voi stessi. E per questa colpa commessa dovrete bussare e, inascoltati, attendere a lungo alla porta dei beati. Come l'oceano è la vostra essenza divina; Per sempre resta incontaminata. E come nell'etere, in essa si muovono soltanto gli esseri alati. Come il sole è la vostra essenza divina; Ignora le gallerie della talpa e non cerca le tane del serpente. Ma in voi non dimora soltanto l'essenza divina. Molto è tuttora umano in voi, e molto in voi non è ancora umano, Ma un pigmeo informe che cammina addormentato cercando nelle brume il proprio risveglio.E ora vorrei parlarvi dell'uomo che è in voi. Poiché né la vostra essenza divina, né il pigmeo nelle brume, ma solo l'uomo conosce la colpa e il castigo. Spesso vi ho udito dire di chi sbaglia che non è uno di voi, ma un intruso estraneo al vostro mondo. Ma io vi dico: così come il santo e il giusto non possono innalzarsi al di sopra di quanto vi è di più alto in voi, Così il malvagio e il debole non possono cadere più in basso di quanto vi è di più infimo in voi. E come la singola foglia non ingiallisce senza che la pianta tutta ne sia complice muta, Così il malvagio non potrà nuocere senza il consenso tacito di voi tutti. Insieme avanzate, come in processione, verso la vostra essenza divina. Voi siete la via e i viandanti. E quando uno di voi cade, cade per quelli che lo seguono giacché li mette in guardia contro l'ostacolo. Ma cade anche per quelli che lo precedono i quali, benché più celeri e sicuri nel loro passo non rimossero l'ostacolo. E vi dirò inoltre, nonostante la mia parola vi pesi sul cuore: L'assassinato è responsabile del proprio assassinio, E il derubato non è senza colpa del furto subito. Il giusto non è innocente delle azioni del malvagio. E chi ha le mani pulite non è immune dalle imprese dell'empio. Sì, il colpevole è spesso vittima di chi ha offeso. E ancora più spesso il condannato regge il fardello di chi è senza biasimo e colpa. Voi non potete separare il giusto dall'ingiusto, il buono dal cattivo, Poiché stanno uniti al cospetto del sole come insieme sono tessuti il filo bianco e il filo nero. E se il filo nero si spezza, il tessitore rivedrà da cima a fondo tela e telaio. Se qualcuno di voi volesse portare in giudizio una moglie infedele, Soppesi anche il cuore del marito e ne misuri l'anima. E chi volesse frustare l'offensore scruti nello spirito dell'offeso. E se qualcuno di voi, in nome della giustizia, volesse punire con la scure l'albero guasto, ne esamini le radici. E scoprirà radici del bene e del male, feconde e sterili, tutte insieme intrecciate nel cuore silenzioso della terra. E voi, giudici, che pretendete essere giusti, Che giudizio pronunciate su chi, benché onesto nella carne, in spirito è ladro? Che pena infliggere a chi uccide nella carne, ma in spirito è lui stesso ucciso? E come perseguite chi nei fatti inganna e opprime, Ma è lui stesso afflitto e oltraggiato? E come punite quelli il cui rimorso è più grande del loro misfatto? Il rimorso non è forse la giustizia retta da quella vera legge che servireste di buon grado? Ma non potete imporre il rimorso all'innocente, né strapparlo dal cuore del colpevole. Inaspettato, esso chiamerà nella notte affinché l'uomo si svegli e scruti dentro di sé. E come potrete capire la giustizia, se non esaminate ogni fatto in piena luce? Solo così saprete che il caduto e l'eretto sono un solo uomo che sta nel crepuscolo, sospeso tra la notte della sua essenza non ancora umana e il giorno della sua essenza divina. La pietra angolare del tempio non è più alta della pietra più bassa delle sue fondamenta.

domenica 13 dicembre 2009

Collegamenti...

4 : commenti
Lo so, mi lascio prendere dalla fantasia, da visioni, suggestioni, intuizioni, e chi si affida solo a logica e razionalità non mi segue quando faccio così.
Lo so. Non leggete più questo blog se ciò v'infastidisce. Per fortuna conosco anche tante persone sulla stessa lunghezza d'onda, con cui basta uno sguardo, una parola, per comprenderci. Prendiamo per esempio le notizie contenute nei due seguenti link:
  1. Berlusconi, imbarazzo a Bruxelles al vertice disegna mutande da donna
  2. Berlusconi aggredito in piazza Duomo, fermato un uomo con problemi mentali
Pur non essendoci nessun nesso causale tra loro, leggendole una dopo l'altra non mi sono sembrate affatto scollegate. C'è un sottile filo rosso che le lega. Una geometria invisibile. E voi? Lo vedete il collegamento? Sopra ogni cosa, mi dispiace per la brutta disavventura subita a Milano questa sera dal premier, certe cose non si augurano nemmeno al peggior nemico. Spero che possa riprendersi velocemente e senza strascichi dall'offesa subita. Ahimè, l'aggressore (nella foto), al secolo Massimo Tartaglia, è in cura da 10 anni per motivi psichiatrici e la malattia mentale non ha nulla a che fare con la politica: non è di destra né di sinistra (ogni strumentalizzazione del gesto di Tartaglia è indebita).
Non mi stancherò mai di dire che la violenza non è giustificabile in alcun modo, nemmeno quella causata da chi non è pienamente capace d'intendere e di volere. Altro discorso è che ognuno è responsabile quel che gli accade: questa è una legge universale che la maggior parte delle persone non accetta, ma che costella sempre le nostre vite.

venerdì 11 dicembre 2009

Cena di beneficenza dell'ANGSA Umbria

0 : commenti
Non tutti i mali vengono per nuocere. Visto che questo weekend non vado più fuori Perugia, potrò partecipare alla cena di beneficenza in favore dell'Associazione ANGSA-Umbria (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici).
Riporto dalla pagina facebook dell'associazione: Sabato 12 dicembre alle ore 20:30 presso l'hotel "La Villa" di Bastia Umbra si terrà la III edizione della cena di beneficenza a favore di Angsa Umbria Onlus... Il prezzo dei biglietti comprensivo di menù succulento :> è di 25euro cadauno: potete ritirarli direttamente presso la sede in Piazza Mazzini 68 oppure prenotarli al 320-3825453. Anche quest'anno è stata prevista a seguito del convivio una mostra/asta di beneficenza di opere d'arte... Un grazie al responsabile Giorgio Croce!!! Se qualcuno in zona fosse interessato può ancora prenotare! P.S. Consiglio anche una visita al sito di ANGSA-Umbria.

Cuori umani, caldaie, motori...

12 : commenti
Ieri sera prima di andare a letto, ho preso la decisione - non facile - di annullare un viaggio che avevo programmato per trascorrere questo weekend insieme a una donna conosciuta per caso via internet qualche settimana fa.
Forse sarà anche un po' l'età - avere 44 anni non è proprio come averne 22 - ma di fronte a un bivio non riesco più a scegliere dicendomi "perché no?", adesso ho bisogno di un "perché sì?". Il fatto è che negli ultimi giorni, soprattutto per telefono, ho sentito che il dialogo tra me e lei, cominciava a viaggiare su binari diversi, che lei stava idealizzandomi troppo e c'erano tutte le premesse di vedere presto un cuore spezzato. Finché poteva succedere a entrambi pace, è un rischio che uno accetta e fa parte del gioco. Da quando ho avvertito che io non correvo più questo rischio e lei sempre di più, tutto è cambiato. Così stamattina le ho scritto per dirle che domani non sarei più andato a incontrarla: [omissis] mi dispiace... Non vengo più a [omissis]. Non sto a inventarti una scusa. Ora sento che tra noi può nascere un'amicizia, ma non un amore. Dunque non ha senso questa "fretta" di vederci, e sarebbe una forzatura dormire insieme. Scusami... Ho visto e rivisto tante volte le tue foto, mi piaci molto fisicamente, e mi piacciono i tuoi occhi e il tuo sorriso e i tuoi bellissimi capelli. Ma parlando con te al telefono sento che non scatta la scintilla dentro me... e non voglio in alcun modo darti illusioni. Non perdere tempo con il sogno che ti sei fatta. Guardati attorno, nella realtà, e sono sicuro che prima di quanto credi troverai l'amore. Tvb certo, ma non nel senso che sento cominci a dargli tu. Ci sentiamo Ora spero che non se la prenda troppo e aspetto di risentirla al telefono con calma: a parole cercherò di essere più chiaro. Vorrei che comprendesse che non ha nulla da rimproverarsi. Soltanto che (per sua fortuna) non sono il tipo d'uomo che gioca coi sentimenti. Però non è finita qui. Subito dopo aver inviato la mail sono entrato nella cabina-doccia. Aspetta, aspetta l'acqua calda non arrivava. Sono andato a controllare la caldaia: nessun segno di vita, completamente morta. E dire che aveva fatto la manutenzione periodica poche settimane fa e il tecnico aveva detto che nonostante quasi due decenni di servizio funzionava ancora benone! Eccomi così stamattina a casa, a buttare via un giorno di ferie per restare ad aspettare l'assistenza della caldaia. Mi preoccupavo di non creare una situazione in cui avrei potuto spezzare il cuore a qualcuno, senza sapere che nello stesso momento il "cuore" della mia abitazione aveva smesso di funzionare... strana coincidenza! Già ieri m'era capitata una catena di eventi strani. Ho lasciato l'auto a fare il tagliando dei 200.000km ed è saltato fuori un problema al motore (il "cuore" del veicolo): secondo il capomeccanico o è una cavolata o qualcosa di piuttosto grave; tra una settimana riporterò l'auto in officina, smonteranno il collettore e si saprà il verdetto. Quando poi sono tornato a casa per cena, ho trovato una vera emergenza: il bambino che abita al piano di sopra aveva appena sbattuto la fronte cadendo sopra un mobile, sanguinava e bisognava portarlo a mettere i punti al taglio che si era procurato. Il padre è via per lavoro, così ho insistito per accompagnare il bimbo e la madre al pronto soccorso. Era successo qualcosa di molto simile 9 anni fa a mia figlia Arianna quando anche lei era piccolissima. Come aveva fatto lei, anche Valerio s'è disperato quando gli hanno messo i punti, ma poi si è subito tranquillizzato tra le braccia della madre. Tutto bene quel che finisce bene. Incredibilmente al pronto soccorso non c'era fila, così sono pure rientrato a casa in tempo per andare al cinema insieme agli amici del coro: appuntamento ore 22.30 in centro. Se non che mi è arrivato un sms per avvertirmi che la serata era saltata... Allora mi sono fermato a riflettere se sotto questi eventi fosse imbastito un filo di significato. La risposta è stata "sì". E sono arrivato alla decisione di cui ho detto all'inizio.

martedì 8 dicembre 2009

Italia dei privilegi

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Un nuovo privilegio sta per aggiungersi, salvo rinsavimenti dell'ultima ora, alla lunga collana delle disuguaglianze del nostro paese. L'abbagliatissimo ministro delle infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli, controcorrente a tutto il resto del mondo, eccetto la Germania, vuole innalzare il limite massimo di velocità autostradale da 130 a 150 km orari, dove esiste il sistema di controllo Tutor (concepito per far limitare la velocità!) e almeno tre corsie per carreggiata.
Del nuovo diritto a correre beneficeranno i tronfi possessori di auto di grossa cilindrata, autorizzati a sfrecciare in corsia di sorpasso come fosse una corsia privilegiata, mentre la plebe, che può permettersi solo auto più a misura d'uomo, continuerà a rispettare i vecchi limiti, pregando di non essere speronata da qualche manager, fatto di cocaina, ad alta velocità. Sembrano cadere del vuoto i pareri nettamente contrari di AIFVS (Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada), ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), ASAPS (Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale), AssoConsumatori, CODACONS (Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell'Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori) ADUSBEF (Associazione Difesa Consumatori ed Utenti Bancari, Finanziari ed Assicurativi), associazioni ambientaliste ecc. Inutile far notare all'altero Altero Matteoli (nella foto) che più si pigia sul pedale dell'acceleratore più CO2 si scarica nell'aria dal motore e - soprattutto - uno studio europeo che dimostra come una riduzione di 3 km/h della velocità media permetterebbe di salvare da 5.000 a 6.000 vite ogni anno in Europa. Penso che il nuovo limite di velocità avrebbe l'effetto di alzare la velocità media di circolazione anche più di 3 km orari. Perciò ho fatto un po' di conti. Tenendomi in difetto, 5.000 vite all'anno in Europa (che conta circa 500 milioni di abitanti) corrispondono ad almeno 500 vite all'anno in Italia. Secondo voi chi sarebbe responsabile di queste morti, qualora l'obbrobriosa proposta di innalzamento del limite diventasse legge? RASSEGNA STAMPA:

Di chi è l'immacolata concezione?

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Poco fa sono andato a rinfrescarmi il significato esatto della festa dell'Immacolata Concezione e mi sono reso conto che quanto mi era stato insegnato a catechismo era allegramente caduto nel dimenticatoio.
Il dogma dell'Immacolata Concezione fu proclamato da Papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus (quindi è solo da 155 anni che esiste questa ricorrenza). Esso si riferisce alla nascita della Vergine Maria, immune dal peccato originale fin dal momento del suo stesso concepimento, e non alla nascita di Gesù senza perdita di verginità della Madonna, come avevo frettolosamente confermato a mia figlia ieri.
Però mi sono subito consolato: telefonatole per spiegare l'abbaglio, anche lei - benché abbia fatto la Prima Comunione esattamente 6 mesi fa - è caduta dalle nuvole: "Ma come...? Sei proprio sicuro?!". O sono i catechisti che non sanno spiegarsi bene o, ahimè, sono certi dogmi cattolici a risultare assolutamente indigesti.

sabato 5 dicembre 2009

Adesso è facile

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Premessa: tutto quel che dirò è altamente soggettivo, questione di gusti, perciò non tutti condivideranno le mie valutazioni. Gli "abbinamenti impossibili" quasi sempre non funzionano. Però lasciamo stare l'amore, o la politica, pensiamo solo alla musica leggera! :-) A sentire Gianna Nannini duettare con Giorgia in Salvami, mi sembra di mangiare insieme nutella e miele: le loro voci, ognuna bella di per sé e a modo suo, accostate mi suscitano una overdose canoro-calorica di dubbio retrogusto. Idem il duetto tra Elisa e Giuliano Sangiorgi, voce inconfondibile dei Negramaro. Insieme non mi convincono, al punto che Ti vorrei sollevare mi fa pensare a certi piatti elaborati, e pretenziosi, in cui troppi sapori decisi lottano piuttosto che amalgamarsi. Talvolta però qualche "abbinamento impossibile" funziona. Restando a Elisa, mi torna in mente l'ottimo sodalizio artistico con Ligabue che qualche anno fa dette vita a Gli ostacoli del cuore. Veniamo al dunque. Stamattina mi sono commosso fino alle lacrime ascoltando l'inarrivabile Mina intrecciare il canto con Manuel Agnelli, leader degli Afterhours. Una bella canzone e un bel testo. Geniale anche l'idea di utilizzare nel videoclip la figlia di Mina, Benedetta Mazzini, come controfigura della madre. La canzone è Adesso è facile. Buon ascolto e buona visione (attenzione, il video comincia circa 30 secondi dopo aver lanciato il play, non vi spaziente... vale l'attesa!).
ADESSO È FACILE Testo e musica di Manuel Agnelli (Afterhours) Dici che mi vuoi perciò mi avrai Dici che mi sai e poi si sa Che tanto facile è tanto facile Adesso che non c’è più lei È tanto facile adesso è facile Sapere cosa vuoi Capire cosa sei Ma ti ho aspettato e scopro Che sei già passato dentro me So che tu mi vuoi Prendimi se puoi E dici che mi sai E poi mi va Adesso è facile è tanto facile Adesso che non c’è più lui È tanto facile e solo facile Capire cosa c’è O dirsi che non c’è Ricominciare a vivere con me per me E adesso è facile è tanto facile Davvero splendidi io e te Adesso è facile è tanto facile Capire cosa c’è e amare quel che c’è Ricominciare a vivere per me con te Ricominciare a vivere per me

venerdì 4 dicembre 2009

Dicembre musicale

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C'è già aria di Natale per le strade e come tutti gli anni il Coro dell'Università degli Studi di Perugia se ne fa partecipe offrendo a tutti i suoi sostenitori un dicembre pieno di appuntamenti.
Solo all'ultimissimo momento, a tragicomica prova di quanto mi sia attualmente difficile postare con regolarità sul blog, eccomi a invitare chi è di Perugia e dintorni al Concerto di Natale che si svolgerà stasera 4 dicembre, alle ore 21, nella Chiesa di Monteluce. Ecco il programma che eseguiremo: J. S. Bach - Jesus bleibet meine Freude (Corale dalla Cantata n. 147) J. Brahms - Ninna nanna (elab. per soprano e coro femminile di S. Silivestro) Anonimo - Adeste Fidelis (elab. per coro a 4 voci miste di S. Silivestro) F. Gruber - Astro del ciel (elab. per soli e coro a 4 voci miste di S. Silivestro) S. Alfonso M. De' Liguori - Quanno nascette Ninno (tradizionale napoletano a 4 voci miste) Tradizional spirituals Deep River (elab. per solo e coro a 4 voci miste di J. Leavitt) Swing Low, Sweet Chariot (elab. per coro a 4 voci miste) Siyahamba (canto africano "Marceremo nella luce di Dio" a 4 voci miste) Give Me That Old Time Religion (arr. E. B. Lund) Go Tell It on the Mountain (elab. per coro a 4 voci miste) I'm Gonna Sing (elab. per coro a 4 voci miste) I. Berlin - White Christmas (elab. per coro a 4 voci miste di R. Di Marino) E. Hawkins - Oh Happy Day (spiritual per solo e coro a 4 voci miste) Lo stesso programma, in versione ridotta, varrà per il Concerto di Natale che si terrà il prossimo 15 dicembre alle ore 17.45 alla Chiesa dell'Università; e ancora, integrato da una folta seconda parte operistica, verrà replicato l'8 dicembre al Teatro di Tuoro sul Trasimeno alle ore 21.

martedì 1 dicembre 2009

Elogio dell'arancione

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Tra il rosso venato di sesso e il giallo panciuto del sole l'irriverente arancio sbuffa coriandoli di zafferano pavoni su bianco d'avorio.

lunedì 30 novembre 2009

Umbria, cuore dimenticato d'Italia

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Un mio amico, che fa il pendolare da Foligno a Firenze, ha inoltrato ai suoi contatti la lettera che qui riporto - scritta da altri pendolari - per perorare la non soppressione dell'intercity 593 "Tevere" che parte alle 17.55 da Firenze Santa Maria Novella. Senza questo collegamento il mio amico finirebbe col doversi trasferire direttamente a Firenze, gli auguro proprio di no!
Dallo scorso dicembre pendolari e viaggiatori diretti da Firenze ad Arezzo e Terontola (ma anche in Umbria) hanno potuto beneficiare del servizio di trasporto offe
rto dall'IC TEVERE (partenza da Firenze SMN 17.55 e arrivo a Terontola 18:54). In sede di modifiche orari del giugno 2009, era stata prevista la soppressione del predetto IC, poi mantenuto in ragione delle forti proteste manifestate dai pendolari, in particolare, toscani. Appare opportuno che l'IC Tevere venga mantenuto, almeno fino a quando non potrà essere garantita una soluzione che assicuri almeno un rientro pomeridiano attraverso treni c.d. veloci, non soltanto a pendolari toscani (Arezzo e Terontola) e umbri, ma anche al viaggiatore occasionale, che dopo aver percorso in tempi "lampo" MILANO-FIRENZE o VENEZIA-FIRENZE, si ritrova a raggiungere PERUGIA o ASSISI, in tempi "biblici". Si osserva infatti che l'IC Tevere è molto utilizzato anche da pendolari e viaggiatori occasionali diretti in Umbria, sebbene costretti a raggiungere in auto Terontola, atteso che il treno regionale diretto a Perugia (21637) riparte da Terontola esattamente un minuto prima dell'arrivo dell'IC alle h. 18.53. Si evidenzia altresì che al fine di coniugare le esigenze sottese al tentativo di soppressione dell'IC Tevere (verosimilmente legate all'esistenza di "troppi" treni che collegano Firenze a Roma) e le esigenze sopra rappresentate, ben potrebbe essere ipotizzata l'istituzione di un collegamento IC che mantenga sia all'andata che al ritorno gli stessi orari dell'IC Tevere ma raggiunga, anziché Roma, Perugia e Foligno. La partenza potrebbe essere mantenuta alle 17.55 da Firenze SMN, così sfruttando la traccia oraria già esistente fino a Terontola. Da terontola a Perugia - Foligno l'IC potrebbe sostituire il regionale 21637. In subordine, potrebbe essere valutata l'ipotesi di anticipare il rientro dell'IC Tacito da Milano.
Lettera inoltrata a: m.moretti@ferroviedellostato.it - segr.cg.iafolla@mit.gov.it - riccardo.conti@regione.toscana.it - gmascio@regione.umbria.it - direzione.toscana@trenitalia.it - direzione.umbria@trenitalia.it
L'Umbria sconta da molti decenni un grave e imperdonabile isolamento dal resto dell'Italia, tagliata fuori sia dalla rete autostradale sia dalle principali direttrici su binario. Si parla tanto di alta velocità, ma per un Umbro sono un problema i semplici collegamenti ferroviari con Roma e Firenze, sempre più scomodi e pochi. Quando ero ragazzo, 25 anni fa, capitava spesso nei festivi di andare a fare un giro nella capitale o a Firenze; per ritornare c'erano corse frequenti, anche alla sera. I ragazzi del XXI secolo se lo sognano! A furia di sopprimere treni su treni, adesso per rientrare a Perugia la domenica le ultime partenze da Roma e Firenze sono queste: 
Reg.le 2484 ..... 17:57 ROMA TE ... 20:45 PERUGIA (durata 02:48)  
Eurostar 9336 ... 20:00 ROMA TE .. 22:26 PERUGIA (durata 02:26)
Reg.le 2326 ..... 20:30 ROMA TE .. 23:36 PERUGIA (cambio a Foligno, durata 03:06) 
Reg.le 3165 ..... 18:13 FI.SMN .... 20:19 PERUGIA (durata 02:06) 
Reg.le 3169 ..... 20:13 FI.SMN .... 22:22 PERUGIA (durata 02:09)
IC 597 "Tacito" .. 21:38 FI.SMN .... 23:16 PERUGIA (durata 01:38) 

Dopodiché il primo treno per Perugia, sia dalla capitale che dal capoluogo toscano, parte la mattina seguente alle 5:50. Se poi guardiamo i tempi di percorrenza, la situazione è drammatica: andare da Perugia a Roma (circa 180 km) o da Perugia a Bologna (circa 390 km) o viceversa richiede più o meno lo stesso tempo! Capirete dunque perché noi Umbri, quando sentiamo far vanaglorie sulle tratte ferroviarie ad alta velocità, non restiamo molto impressionati. L'Umbria è tagliata fuori dal collegamento ferroviario Firenze-Roma così come da quello autostradale. Si ricorda che negli anni '60 fu Amintore Fanfani, uno dei principali leader dell'allora onnipotente Democrazia Cristiana, a imporre che l'A1 passasse per la sua Arezzo piuttosto che per il capoluogo umbro come ipotizzato all'inizio. Risultato, l'autostrada ha solo tre caselli in territorio umbro, ma del tutto marginali (Fabro, Orvieto, Attigliano), tant'è che la maggior parte degli Umbri per arrivare a Roma deve arrivare al casello di Orte (nel Lazio) e per arrivare a Firenze a quello di Valdichiana (in Toscana). L'Italia ha un cuore verde sì, ma praticamente senza arterie!

"Figlio mio, lascia questo Paese"

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Sta accadendo davvero... questa lettera non è una finzione letteraria, purtroppo, è vera.
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio. Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai. Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza. Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio. Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi. Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni. Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché. Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze. Preparati comunque a soffrire. Con affetto, tuo padre Pier Luigi Celli, autore della lettera, è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali Luiss Guido Carli.
Fonte: La Repubblica
P.S. Prima o poi riuscirò a tornare nello spirito che in origine animava il mio blog: a veicolarci solo notizie portatrici di speranza e positività. Resta il fatto che è davvero difficile tacere di fronte alle miserie e ai misfatti di questa nostra moribonda democrazia, che possono avere o non avere una particolare bandiera politica. Come era giusto la lettera di Celli ha suscitato molte reazioni (da leggere qui): essendo quarantenne posso unirmi al coro dei giovani che invitano gerarchi e compagni della gerontocrazia italiana ad andarsene loro all'estero e lasciare, finalmente, questo povero scassato stivale nelle mani di chi ancora spera di poterlo riparare, per il bene di tutti e non per il bene proprio. Cambiare nazione dovrebbe essere l'ultima ratio, non la prima scelta.

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